Un giardino di ghiaia è pur sempre un giardino. Anche se ricavato da uno spazio di risulta. Se c’è humanitas c’è giardino. Alcuni durano, vivono e si rinnovano per secoli. Ce ne sono altri che possiamo solamente immaginare dalle tracce che hanno lasciato e che dobbiamo trovare. La “rinascita” dei giardini cancellati dalla momentanea perdita di sensibilità dell’uomo, comincia ritrovando il sentimento della natura[1]. L’apertura al pubblico del giardino ritrovato ristabilisce il contatto tra uomo, natura e storia.

L’edificio di Villa Litta Modignani[2] risale al ‘600, epoca in cui Ossona è una comunità che vive grazie alle colture cerealicole e alla vite maritata al gelso. L’area retrostante la villa, nel catasto teresiano del 1723 è rappresentata simbolicamente a giardino ma è solo con la famiglia Taccioli, proprietari della filanda di Menedrago[3], che se ne avrà notizia certa.

Nel 1810, in piena bachicoltura, Luigi e Camillo Taccioli acquistano villa e parco costruendovi l’agrumaio oggi in rovina. Nonostante terreni asciutti e poveri, l’agricoltura è la costante della comunità tanto che il cortile della villa è utilizzato, durante i primi decenni del Novecento, per la lavorazione dei bachi da seta. È indicativo che il giardino sia documentato grazie alla costruzione dell’agrumaio. Il cortile antistante alla villa, tramite un’ampia apertura laterale, comunica direttamente con il giardino. Dalla villa, invece, vi si accede varcando due porte. Immaginiamo il giardino cintato ma aperto ai campi grazie al grande cancello. Il declino delle filande è quello della villa. Il complesso cade in rovina negli anni ’60 del Novecento. Acquistato nel ‘98, diviene sede comunale nel 2004, anno di riscoperta del parco attraverso un progetto di rigenerazione che individua le tracce del disegno generale e determina l’eliminazione delle superfetazioni (recinzioni, opere murarie, usi impropri, vegetazione spontanea, ecc.). Recupera i tracciati bordati di bosso, integrandoli, sottolineandone la prospettiva con la messa a dimora un doppio filare di pioppi cipressini, aprendosi all’edificio e proponendo un nuovo parco aperto al pubblico. Alberi e arbusti superstiti, testimoni viventi del disegno risalente agli anni ’30, sono oggetto d’interventi mirati al miglioramento delle condizioni vegetative, strutturali e fitosanitarie.

[1] Rudolf Borchardt, Il giardiniere appassionato, 1968, tr. It. Milano 1992, pp. 39, 42, 42

[2] Nel 1880, Giulia Taccioli sposa Gianfranco Litta Modignani, spiegando così l’origine del nome della villa.

[3] L’odierna frazione Casone di Marcallo con Casone (MI)

2012 - Vista della villa dal grande cancello, a circa sette anni dalla sistemazione parziale

2012 - Vista della villa dal giardino a circa sette anni dalla sistemazione parziale

2012 - Il viale centrale dalla villa , a circa sette anni dalla sistemazione parziale

2012 – Il giardino a circa sette anni dalla sistemazione parziale

2012 - L'agrumaio del 1810 ancora cadente

2012 – L’agrumaio del 1810 ancora cadente

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